Il Lavoro e i giorni

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L’ispirazione è quella della bottega artigiana, quella di un laboratorio in cui si impara un mestiere, ma si dà attenzione alle relazioni affettive cornice chiave in cui avvengono le varie fasi dell’apprendimento. Tra maestri, “allievi”, operatori, volontari ed educatori c’è spesso aria di complicità. Il valore delle esperienze rivolte alle persone inserite non è da ricercare nel significato curativo o riabilitativo ma piuttosto nel favorire modalità espressive e creative solitamente frustrate dalle forme di relazioni sociali oggi prevalenti, fondate sulla comunicazione verbale e sul pensiero logico-razionale.

Manipolare la creta informe, impastarla per poi tornirla, pressare e massaggiare la terra negli stampi, togliere le bolle d’aria che in cottura rovinano la superficie dell’oggetto; cuocere gli oggetti, smaltarli, dipingerli, spruzzarli di cristallina e poi cuocerli per l’ultima volta. Sono tutte le varie fasi della filiera che ognuno compie secondo la propria creatività all’interno della cooperativa.

Tutto questo rende ogni manufatto, grande o piccolo, funzionale o solo decorativo, un pezzo unico. In ognuno di questi oggetti c’è la singola individualità di chi lo ha realizzato. Tutti sono partecipi, secondo le proprie possibilità di un pezzo di questa filiera. Chi frequenta questo luogo sa di essere una parte di un tutto . Si arriva per lavorare insieme, si indossa la cappa o il grembiule e si sale nelle stanze del lavoro. I maestri impostano i lavori in proporzione alle capacità ed anche in base ad alcune committenze che permettono al progetto della cooperativa di proseguire nel tempo. All’inizio del mese si riceve lo stipendio perché si è lavorato. Si viene a lavorare in cooperativa e ci si sente giustificati da un compito tangibile che rappresenta un ponte tra il mondo e il Sé.

Oggetti creativi e simbolici che permettono a tutti di identificarsi con una parte della realtà fisica, oggettiva e che rappresentano l’inconfutabile prova dell’esserci, qui ed ora.